READY-MADE NIGHT → San Salvi (Firenze) → 28/07/2018
Il 28 Luglio è il mio compleanno ma soprattutto quello di Marcel Duchamp (quello della strana fontana). Quale miglior modo di festeggiare se non soffiare su di un palcoscenico: ecco un privilegio dell’artista! (tra parentesi non metto nessuna accezione positiva o negativa alla parola artista, per me è solo un dato di fatto, esattamente come il macellaio fa il macellaio)
Come si dice, l’occasione fa l’uomo ladro e io e i miei preziosi collaboratori (Fabio Rosseti, Alessandro Gallicchio, Lorenzo Maffucci e Samuell Calvisi) proveremo a onorare il più possibile tale occasione. La scaletta cambierà fino all’ultimo minuto ma di sicuro vedrete:
parte Buly Pank, questo ragazzetto strafottente di 13 anni e mezzo che presenta ‘American Buffet’, un disco in finto americano, accompagnato dalle immagini dell’Archivio Prelinger montate da Fabio Rosseti.
una partitura meccanica su Marcel Duchamp con discorsi astratti estratti dalla sua ultima intervista accompagnati da musiche rubate al mio quartiere (Coverciano, a Firenze): la ruota di dietro della mia bicicletta, un paio di flautisti del ‘Maggio’ registrati a loro insaputa nel mio condominio durante le prove che stavano facendo.
un po’ di musicisti adatti all’occasione Erika, Jeppe, Gionni, Massimino…
Infine chissà, speriamo una torta con tante candeline accese: voi!

→ M.P.

Salve mi chiamo Buly Pank, ho 13 anni e mezzo, ‘American Buffet’ è il mio primo disco e ‘Mai neim is Kokakola’ credo sia quello che nell’ambiente si chiami singolo. Un disco sull’America, questo grande film dove abbuffarsi, masticare bene per poi risputare tutto in (lingua) finto-americano.
Loro ci hanno colonizzato il cuore, allora perchè non giocarci a calcio!

→ B.P.



Maria Zambrano si interrogava se ci fosse un luogo per la Poesia. La risposta è ancora in sospeso, nel frattempo continuiamo a cercare…

→ M.Z.


 
 

L’usignlo che canta “ab joi”, per gioia. Ma “joi” nel provenzale di quel tempo aveva un significato particolare, di raptus poetico, di esaltazione e di ebrezza poetica. Ora questa espressione “ab joi” é forse l’espressione chiave di tutta la mia produzione. Io ho scritto praticamente “ab joi”, cioé al di fuori di tutte le mie determinazioni, le mie spiegazioni e le mie definizioni culturalistiche. Il segno che ha domiato tutta la mia produzione é questa specie di nostalgia della vita, questo senso di esclusione che però non toglie amore per la vita ma lo accresce.

→ P.P.P.